Piove

Piove sui tetti delle case,

piove sulle strade,

piove sui bellissimi fiori del mio giardino,

piove sull ’alto e maestoso pino,

piove su ogni cosa

e sugli affamati uccellini.

Dietro i vetri della finestra li sto a guardare

ponendo sul davanzale delle molliche di pane.

Stanno nascosti tra i rami di un albero piangente

mi guardano e fan finta di niente.

Io mi nascondo dietro le tendine

e dopo un po’ arrivano a frotte

bagnati e affamati, poveri uccellini,

mi scorgono

hanno paura e volano via

ma dopo un po’ tornan tutti lì

sulla finestra mia.

Si accorgono ancora della mia presenza

ma continuano a mangiare facendo finta di niente.

 

Felicità

Felicità?

Era di là cinque minuti fa.

Ma che maleducata! È passata diritta e non si è nemmeno fermata.

Ma adesso la rincorro, perché parlar le voglio. Glielo dirò, vedrai.

Perché da me passi diritta e non ti fermi mai?

Ehi, Felicità dove vai? Torna indietro, io abito qua lo sai?

Voglio conoscerti, ti prego non andar via.

Felicità si gira e dice: "chi sei?

Non ti conosco, ho da fare lasciami andare".

E come puoi conoscermi se da me passi diritta e non ti fermi mai?

"No, qualche volta son venuta,

soltanto che non mi sono a lungo trattenuta.

Vuoi sapere perché? La tua compagnia non mi è piaciuta.

Però ti ho inviato mia sorella.

Insieme formate la coppia ideale non ti pare?"

Perché, Tristezza è tua sorella?

"Si, tu a lei sei stata assegnata,

vedi perché da te non mi sono mai fermata?

Ma un giorno io e te ci ritroveremo, devi sapermi aspettare.

Quel giorno non ti lascerò mai più

e mi ringrazierai se ti son sfuggita di mano quaggiù.

Quando mia sorella se ne andrà verrò a prenderti.

Staremo allora insieme per l ’eternità."

 

Amore

Sembra astratto questo nome

e invece è grande più del sole.

Tramite Lui l ’universo si muove,

anima la terra, il mare, il cuore.

Non ha confini e tutto avvolge d’ arcani veli.

Vive nel sole che è luce e calore.

Vive negli astri del firmamento

e li invita a danzar in eterno.

Dirige il vento, solleva il mare

riscalda i monti, rinverdisce le valli.

Nei misteri della natura

vibra la forza della sua potenza.

Eleva al cielo l ’essere mortale

volgendolo alla preghiera e al perdonare.

Di lui favella il suono e il canto

la gioia e il riso, persino il pianto.

Rivelami, grande sovrano, il genio del tuo potere arcano.

Se una risposta da lui vorrai

Va’ nel tuo cuore, lì la troverai.

 

La gatta

La gatta di mia mamma, Rosinella,

era dispettosa, intelligente e bella

ma era un poco casinella.

Mi spiego: era curiosa, capricciosa e un po’ comarella.

Appena le comari di mia mamma

si sedevano sui gradini della porta a frescheggiare,

lei su di loro balzava

e mille volte passava e ripassava.

Un giocoliere del circo mi sembrava.

Non la pensavan così le brave comare

che stufe di tutto il suo molestare

si alzavano e se ne dovevano andare.

Solo così Rosinella si quietava

e zitta, zitta vicino a mia mamma si metteva a riposare.

Mamma sorridendo la guardava,

"tu sei la mia vera comare"

in cuor suo forse pensava.

 

Solitudine

Torchio implacabile che ti stritola

giorno dopo giorno, finché ti annienta, ti divora.

Un automa ti fa diventare,

tu ti accorgi di questo, vorresti rimediare,

cerchi di scuoterti, di andare

ma senza meta ti trovi a camminare in un deserto,

in un’ assenza di tutto.

Sei sola, veramente sola.

Vorresti fuggire da quest’ oppressione,

liberarti da questi stritolii di lacci,

ma non fai niente,

ti senti inerme come un uccello ferito.

A volte vorresti essere come lui e volare via dalla tua solitudine.

Volare negli spazi infiniti del cielo

nella luce abbagliante del sole

e posarti in posti affollati, vedere tante persone.

Immergerti nel traffico, in mezzo ai rumori,

ma ti accorgi che troppo tardi ormai è per te

che parlar più non sai o non vuoi.

Da troppo tempo hai perso ogni contatto umano.

Di quella vita che scorre,

di quella gente che vive a te non importa più niente.

Come un riccio ti chiudi nuovamente in te stessa

aspettando la fine che ormai senti vicina.

 

Pinocchio

Ho visto Pinocchio, poverino così buffo e birichino.

Ha un imbuto per cappello

e un naso a chiavistello.

Mi domando come abbia fatto Geppetto

a tirar fuori da un ceppo questa specie d’ ometto.

Poveretto, quando si è accorto di com’ era conciato

al suo creatore un calcio gli ha mollato.

Geppetto tra stupore e sgomento

rimase un po’ paralizzato.

Poi fisso negli occhi l ’ha guardato:

"e come! …sei così maleducato?"

"Così mi hai fatto caro Geppetto!

Non potevi forgiarmi un po’ più carino,

insomma, più perfetto?"

 

La mia casa in montagna

Ha un piccolo giardino

in cui scendo con una scaletta dal mio balconcino.

Il pavimento è tutto piastrellato,

le aiuole stanno intorno

e il tutto è ben squadrato.

Nel mezzo spicca un albero piangente, stupendo esemplare

che fa gradita ombra sul desco per mangiare.

Il tavolo è in cemento, così pure le panchine

tanto che a vederle così sembran un po’ freddine,

ma io già penso a quel che devo fare,

compro un telo con tanti fiori

e le faccio foderare.

Ma i fiori di questo telo

tutti i colori dell ’arcobaleno dovranno avere,

poiché anche l ’occhio voglio appagare

quando a quel tavolo mi metto a mangiare.

E in quel tripudio d’ ogni colore

il mio animo canterà le sue lodi al Signore.

 

Vecchia stufetta

Una stufetta piccola, insignificante e anche un po’ vecchietta

se ne sta triste e sola, poverina, in un nascosto angolo in cucina.

Nessuno da lei vuol essere scaldato

tutti preferiscono il camino che è lì vicino,

fiamma allegra, scintillante

un caldo avvolgente, confortante.

È bello vedere tutta la famiglia intorno al fuoco a chiacchierare,

gustando caldarroste e un buon bicchier di vino ad accompagnare.

In lontananza si sentono suoni di cornamuse

che annunciano l ’avvicinarsi della nascita di Gesù Bambino.

Tutti si affacciano alla finestra per guardare

e si accorgono che la neve è già alta sul davanzale.

Contenti ed infreddoliti ritornano al camino

intonando una nenia a Gesù Bambino.

Ma un giorno di sorpresa la legna viene a mancare,

il freddo incalza e con la neve alta non si sa dove andare.

Il camino si è spento,

senza calore non si può stare,

allora che fare, che fare?

Una vocina dall ’angolo della cucina si sente sussurrare.

È la stufetta!… Sembra che dica:

"su venite, io sono qui ad aspettare

ed ho tanta voglia di farvi scaldare".

MORALE: mai le cose vecchie disprezzare.

 

 

I porcini

Mi trovo in Sila con Titti a passeggiare.

Nel boschetto vicino a casa mia,

passando per il solito sentiero

guardo tra le foglie secche, e cosa vedo?

Che meraviglia, sono dei porcini!

Mi avvicino per meglio osservare,

ce ne sono tanti, tanti da non poterli contare.

Inizio a raccoglierli, ne faccio un bel mucchio

ma non so come fare per poterli a casa portare.

Mi guardo intorno e scorgo in mezzo ad un cespuglio qualcosa brillare.

È una cassetta di plastica gialla,

la prendo, la porto con me

e tutta di porcini la riempio, che portento!

Quindi a casa mi accingo a tornare

pensando un po’ a come li posso cucinare.

Son così tanti che anche agli amici ne posso regalare.

Posso farne al verde, oppure arrostiti,

spaghetti con panna, risotti assortiti.

Ma adesso non voglio star lì a pensare,

la maggior parte li farò seccare,

mi torneran utili quando verrà Natale.

Tanti piatti succulenti potrò preparare,

conigli, capretti, risottini.

Saranno felici i miei bambini.

 

La mia cagnetta Titti

La mia cagnetta Titti è dolce, tenera e carina

ma certe volte davvero birichina.

Quando le devo dar da mangiare, uffa…come mi fa disperare.

Con tanto amore le preparo i suoi piattini preferiti

sperando sempre che le saran graditi; ma lei sai che fa?

Li guarda, l ’annusa, si gira e se ne va.

Non mangia niente o quasi.

Ma se per caso trova dolci, caramelle o cioccolatini

li divora in un attimo, senza saper quanto male faranno ai suoi dentini.

Ha il pelo lungo color champagne, la sua razza non so quale sia,

so soltanto che a me fa tanta compagnia.

A volte la porto da mia figlia, nel golfo del Tigullio,

lei ha un bianco barboncino, un po’ tumultuoso ma tanto bellino.

Mi piacerebbe farli accoppiare

ma mia figlia il barboncino l ’ha fatto evirare,

per cui posson soltanto giocare.

Una cosa di Titti non riesco proprio a sopportare,

quando qualcuno passa per la via, si mette ad abbaiare

facendo una pessima sinfonia.

Ha anche un grande pregio, a lei piace "cantare"

così quando mi salta in braccio, per farmi le moine,

se i miei occhi si posano nei suoi, basta un batter di ciglia,

un piccolo via che lei inizia ad abbaiare con melodia.

Quanto è dolce la piccola mia

e quanta gioia ha portato in casa mia.

 

Tristezza

Quando sono triste mi metto a pensare

al mio passato che non può tornare,

ai miei bambini, quando li crescevo,

che eran tanto belli ed io me li godevo;

a un grande amore adesso ormai sfiorito,

al mio passato tanto ambito.

Ai più cari ricordi dell ’infanzia,

alla mia grande amica Costanza.

E quanti ricordi si affacciano nella mente,

la mia lontana fanciullezza

e poi la giovinezza,

volata via come una dolce brezza.

Quando ti accorgi di questo vento impetuoso che tutto spazza via,

rincorrerlo vorresti ma è tutta fantasia,

è finito quel tempo e tu lo sai.

Allora cosa fai?

Ti metti lì, triste a meditare

che è poco ormai il cammino che ti resta da fare.

Volgi gli occhi al cielo e dici:

"Signore adesso mi fermo qui ad aspettare."

 

 

Nevicata

Nell ’angolo del soggiorno c’ è un camino

adiacente a un balconcino.

È bello d’ inverno star lì

seduta a ricamare,

fare l ’uncinetto o sferruzzare.

Vicino a quella fonte di luce e di calore

ti senti proprio

rinfrancare il cuore.

Ad un tratto volgo lo sguardo nel giardino

e rimango sbalordita:

"Dio mio, la neve è già arrivata al balconcino!"

 

Casetta mia silana

La mia casetta in Sila è piccolina

con due stanzette, bagno e cucina.

C ’ è anche un balcone nel salottino

con una scaletta che scende in giardino.

Dopo la staccionata c’ è subito la strada

con un viavai di macchine, motorini

e tante biciclette con bambini.

In agosto poi, con tutti i turisti, c’ è gran confusione

ma io mi gusto il passeggio seduta sul balcone.

Per tutto questo, la mia casetta in Sila è un gioiellino

e bellissimi sono i pini nel suo giardino, di un verde intenso

che mescolato al colore di tutti i miei fiori

formano quadri di grandi pittori.

Quando, finita la villeggiatura, a casa devo tornare

divengo triste, pensando a quell ’angolo di paradiso che devo lasciare.

Ma poi a Natale son sempre puntuale,

nella mia Sila voglio tornare.

Se c’ è la neve é ancora più bella,

tutta cambiata si è trasformata in una sposa inghirlandata.

I pini carichi di una coltre bianca

sembrano curvi sotto il suo peso,

ed io incantata rimango a guardare

quel paesaggio spettacolare.

Quell ’incantevole natura sembra mi inviti a volare

e del suo splendore godere e anelare.

Nella soffice e candida neve,

come una bimba, vorrei correre, saltare, rotolare

ma subito mi fermo e inizio a pensare

che non è più come ieri, oggi è diverso

ed io non sono più un saltimbecco.

Ma la tristezza mando subito via,

oggi non mi piace stare in sua compagnia,

non voglio ricordare la giovinezza volata via.

Ogni stagione della vita è bella,

basta saperla prendere con filosofia

e viverla sempre in armonia.

In Sila non si odono più i rumori dell ’estate

i suoni giungon ora ovattati,

si sentono in lontananza i bambini

che ridendo felici giocano sui loro slittini.

È bello guardarli, con le faccette rosse, tutti imbacuccati

sembran davvero contenti e amati.

La cauta fiamma del camino mi volgo a guardare

e mio marito è lì pronto col caffè bollente ad aspettare

che io inizi a sorseggiare per non farlo raffreddare.

Quel profumo mi fa delirare.

E sognando ad occhi aperti in quell ’atmosfera

sento che nel mio cuore scorre dolce una preghiera.

 

Il pettirosso

Un pettirosso bello, piccino

scende ogni giorno nel mio giardino.

Io lo riconosco dal suo cinguettare

e dal balcone mi metto a guardare.

Lui è al solito posto, lì ad aspettare.

Faccio il verso del suo cinguettare

e felice inizia a saltellare

di vaso in vaso, di fiore in fiore

e tutto ad un tratto è sul mio balcone.

L ’occhietto vispo, intelligente, sembra mi dica:

"vedi, tu non sei come tanta gente che mi spaventa,

tu mi vuoi bene, mi dai da mangiare

ed è per questo che io ti vengo a cercare.

So che tu mi aspetti

e per tale motivo non ti faccio indugiare."

 

La figlia di Nerina

Monachella, la figlia di Nerina,

è una gattina veramente bella,

tutta bianca con un mantello nero,

due occhi verdi che sembran smeraldi

e un musino rosa che vien voglia di baciare

ma lei fa la schizzinosa e non si fa toccare.

In fondo è una randagia, poverina,

non ha un padrone che la può addomesticare e su cui contare

ma in cambio ha tanti ammiratori che le danno da mangiare.

Dodici figli di Nerina ho contato oggi davanti al mio portone

erano tutti lì ad aspettare un boccone.

In mezzo a tutti spicca Filippo

un bel persiano grigio a pelo lungo, lui è il re della tribù

ma Monachella è sempre la più bella, è la mia preferita,

per questo sempre le conservo qualcosa a lei gradita.

Se per caso, un giorno non la vedo

inizio a pensare che le sia accaduto qualcosa di male.

Corro alle finestre che danno sulla via

e sommessamente la chiamo con la voce mia,

lei la riconosce e subito corre sotto il davanzale

dove sa che c’ è sempre un pezzetto di pollo da gustare.

Lo mangia in fretta, mi guarda

ed io capisco che mi vuole ringraziare.

La saluto e lei va via

per poi tornare sotto la finestra mia.

 

 

Stranezza

Mi sveglio a volte la mattina

e mi sento invasa da una stranezza.

Questa sensazione però è positiva

perché tutto il mio corpo sento vibrare

e il cuore fremere

come di fronte ad un grande evento.

Ho voglia di cantare, correre, saltare,

come una bimba mettermi a giocare;

di prendere l ’auto e partire,

senza una meta, partire, partire.

Non so dove vorrei andare,

ai monti, al mare,

quello che conta è andare.

Ma dove se io non so guidare?

E allora una stupenda passeggiata

in un bellissimo prato mi metto a fare.

 

L ’angelo Matteo

Abbattuta mi misi a pensare:

"di questa vita triste e monotona cosa devo fare"?

Inerte rimasi lì a rimuginare,

senza sapere che strada imboccare,

mi sentivo come sulla china di un’ alta montagna da scalare.

Ma per incanto mi desta una carezza che sfiora la mia spalla,

è una carezza lieve come una farfalla,

mi volto per guardare e scorgo un piccolo angelo,

con due dolcissimi occhioni

e un lieve accenno al sorriso che mi fa inebriare.

Mi basta quell ’attimo fuggente

a mandar via la monotonia della mente mia.

Non voglio più essere torturata dalla tristezza

finché quest’ angelo resta a casa mia.

Finite le ferie, Matteo a casa sua ritornerà

ma la sua nonna qui lo aspetterà.

Il prossimo anno Matteo ritornerà

e la nonna forte a se lo stringerà.

 

 

La lucertola

Sul balcone intenta sto a guardare

una lucertola color verde rame.

E’ tutto il giorno che fa capolino

dietro la siepe del mio giardino.

Intensamente mi fissa per ore,

sembra mi dica di voler parlare

ma tale dono lei non ce l ’ha,

appartiene al regno animale.

Mi fa tanta tenerezza,

vorrei farle una carezza.

Mi capirebbe se le dicessi

che ci sono uomini che sono peggio degli animali?

Mentre sto lì a meditare

arriva Titti che la vuole acchiappare.

Lei spaventata fugge via

ma sono sicura che tra un po’

sarà di nuovo lì a farmi tanta compagnia.

 

 

La lumaca e l ’egoista

Senza famiglia, né amici vive la lumaca,

al minimo pericolo nel guscio si ritira

è amica di se stessa,

di sé soltanto riempie la sua casa.

Dopo la sua breve apparizione

fa un buco nella terra e si nasconde

ma nella prossima stagione lei ritorna

e sai che fa? Fa al prossimo le "corna".

Al suo cordiale gesto il prossimo risponde

e sai che fa? La prende per le corna,

la pone nel paniere e se la porta via

facendo un bel pranzetto di tale leccornia.

Finisce così il suo cammino distruttore

che lascia dietro se bave su un bel fiore.

Lei, l ’ eterna prigioniera, chiusa nel suo guscio

deve essere molto triste,

perciò li vedo bene insieme

lumaca ed egoista.

 

Festa della mamma

Oggi festa della mamma

io, tua figlia,

un regalo vorrei farti del mio amore,

ma quale pegno, quale dono,

qual presente darti che parti dal cuore?

Ecco tutto l ’affetto ti darò

poiché così grande è in me

ciò che provo per te,

e pregherò Gesù Bambino

e la sua mamma,

la Vergine Maria

che ti colmi di Grazia o mamma mia.

 

 

Crepuscolo

Era il crepuscolo d’ una sera d’ estate, quando passeggiando

lungo la strada che costeggia il mio giardino, scorgo che lì vicino,

una pattumiera avevan posto accanto ad un bel pino.

E’ quasi sera, mi avvio per rientrare ma dalla pattumiera vedo qualcosa spuntare, mi avvicino un po’ per meglio osservare,

sembra proprio la tela di un quadro particolare.

La curiosità fa capolino in me, vorrei guardare,

ma non mi fermo, continuo a passeggiare.

La curiosità non riesco a contenere e torno subito indietro per vedere.

Indugio, tentenno poi lo prendo e l ’osservo.

Che meraviglia, son tre piccoli gattini con gli occhietti intelligenti e vivi.

Stanno giocando in una culletta antica, una culletta di legno colorata,

quella di un tempo, adesso ormai tramontata.

Oggi le culle, dove mettiamo a dormire i nostri bimbi un po’ birbanti,

sembran tutte d’ oro tanto sono luccicanti.

Ma la tela da cui affiora la culletta colorata

per me è davvero bella ed è un peccato lasciarla lì buttata.

Forse dovrei prenderla, dove la sistemo ora? Non saprei, ma quei gattini, i loro visini dalla mia mente non voglion proprio andar via,

allora li tiro fuori e li porto via con me.

Loro mi guardano con riconoscenza e simpatia,

son sicura che vorrebbero ringraziarmi per tanta cortesia.

Gli ho fatto una bella cornice e stanno tanto bene a casa mia

e sempre passandogli vicino

gli mando un bacio per la loro grande simpatia.

Primo giorno di scuola

Da bambina mi sentivo amata, protetta e di grande affetto circondata.

Ero felice per quella situazione, di quell ’amore puro,

mi sentivo forte, mi sentivo al sicuro.

Poi arrivò l ’ora di cominciar la scuola,

papà mi consegnò un sillabario

spiegandomi che a studiare avrei dovuto cominciare.

Ma quelle parole, dette con amore da un padre alla figlia

che sul sentiero della vita deve avviare,

io non comprendevo e subito mi misi a piangere e strillare,

immaginando che da lui mi volesse allontanare.

"Tu non mi vuoi più bene", iniziai a frignare

e prendendo sottobraccio il libro

mi avviai verso il balcone per poterlo giù buttare.

Mio padre mi corse dietro cercando di spiegare:

"vedrai ti piacerà non ti devi preoccupare".

Ma io da quel guscio protettivo non volevo uscire.

Avevo tanta paura di quel mondo nuovo da affrontare,

il mondo della scuola che papà mi stava lì a prospettare

senza che io lo stessi ad ascoltare.

Sentivo soltanto un vuoto dentro me, una gran paura

e chiudendomi in camera mia mi addormentai,

stremata per quella brutta giornata.

Mi destai che già era ora di scuola, dovevo andare,

mamma mi mise un grembiule azzurro con un bianco collettino

e papà mi prese per mano, mi doveva accompagnare.

 

 

Dolce angelo

Oggi ho incontrato un bambino con le sembianze di un serafino.

Sedutosi accanto a me al desco per mangiare

assunse un’ aria solenne e tanto dolce insieme

che io, un po’ sbalordita, mi misi ad osservare.

Improvvisamente nel bel mezzo di quell ’atmosfera un po’ irreale

il bimbo si alza in piedi per pregare.

Con devoto silenzio, tutti i commensali attendono che il bimbo concluda le sue lodi al Signore per poi mettersi a cenare.

Il mio sguardo, dal suo dolce visino non riesco più a staccare.

Estasiata mi perdo nei suoi occhi belli, due stelle mi sembrano,

che con il loro brillare ti penetrano nell ’anima e ti fanno sognare.

La sua boccuccia è un bocciolo di rosa, il suo sorriso incanta ogni cosa.

La sua dolcezza mira al tuo cuore, arriva piano senza far rumore.

Io penso: "mi sbaglio non è un bambino, mi sembra un cherubino".

Lui alza piano i suoi occhietti azzurri e mi sorride

con una dolcezza che mi fa impazzire.

Non scorderò mai quel tenero sorriso, vicino a lui ti senti in Paradiso.

Quattro sono i suoi anni, non di più

il fatto è che assomiglia al Bambin Gesù.

E a lui lo affido affinché lo protegga e lo faccia crescere in santità

per la gioia di mamma e papà.

"Giuseppe" è il suo nome, lo detto già

che nel mio cuore per sempre rimarrà.

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